il 4 ottobre 2016

Fronte di lotta unito in difesa dei diritti dei lavoratori e delle fasce più deboli. I tagli al sociale non passeranno sui nostri corpi!!!!!

Senza i diritti dei lavoratori di quale sociale parlate?

 

Con l'introduzione dei voucher da parte del comune di Napoli nei servizi socio sanitari, finanziati dai fondi comunitari, stanno cancellando i diritti conquistati dai lavoratori atavici dell'assistenza domiciliare ai cittadini non autosufficienti e di pari passo, nel giro di pochi anni, di appalto in appalto abbiamo assistito allo smantellamento dell'assistenza domiciliare nel comune di Napoli.

 

Il commissario dell'Asl 1 ha iniziato l'opera di smantellamento nel 2012 con la separazione delle funzioni sociali e sanitarie in due differenti appalti avocando a se le funzioni tutelari ritenute indispensabili ed inserite nei LEA. Prorogando l'appalto fino ad oggi per le sole funzioni sanitarie, ha applicato a queste funzioni i tetti di spesa quindi riducendo le prestazioni. Il comune di Napoli con l'appalto di assistenza materiale, Adsa, e la separazione in cinque lotti del servizio (a torto ritenuto non indispensabile nonostante svolga le stesse funzioni dell'assistenza tutelare) ha determinato il demansionamento di 135 operatori socio assistenziali dovuto ai ritardi nell'aggiornamento professionale da parte della Regione Campania, non ci é stato permesso di certificare le competenze acquisite nello svolgimento delle mansioni di carattere sanitario, titolo poi successivamente conseguito a proprie spese. Cosi facendo, separando le funzioni, é stata anche divisa in maniera discrininatoria la platea degli utenti senza che fosse stata condotta una seria rivalutazione dei casi e stimato il fabbisogno reale di assistenza, attestando cosi la spesa storica molto al di sotto della soglia di civiltà, poco più dell'1% di presa in carico a domicilio della potenziale utenza!!!

 

Nel 2013, l'approvazione del Regolamento Regionale per l'Accreditamento ed Affidamento dei servizi socio sanitari ha introdotto i voucher e omesso il riferimento alle clausole sociali nel passaggio dagli appalti agli affidamenti diretti. Nel 2014, il comune di Napoli ha approvato le nuove norme ad appalto scaduto, dopo una lunga serie di licenziamenti da parte degli enti gestori che rivendicavano dall'amministrazione il saldo delle fatture arretrate. Solo grazie alle lotte dei lavoratori si è impedito che il servizio, non fosse soppresso come più volte minacciato dall'amministrazione comunale. La mancata proroga del servizio di Adsa ha provocato l'interruzione tra gennaio e marzo 2015, interrompendo cosi anche il rapporto di lavoro. Le rappresentanze sindacali sono state costrette ad una lunga trattativa con l'amministrazione e gli enti accreditati, a cui sono stati affidati i 10 lotti in cui é stata ulteriormente diviso il servizio, facendo cosi lievitare i costi di spesa. Nell'agosto 2015, la trattativa è stata conclusa con l'assunzione di tutti i 135 operatori da parte dei 6 consorzi e cooperative a cui sono stati affidati i lotti attraverso delle gare al massimo ribasso che, con gli sgravi contributivi introdotti dal Jobs Act, hanno permesso di ottimizzare i profitti riassumendo i lavoratori atavici con le nuove norme che hanno cancellato i diritti conquistati con le lotte.

 

Nel frattempo, le Municipalità hanno potuto accedere ai fondi comunitari del Piano Azione e Coesione 2013/2016 destinati alla fascia di anziani ultra sessantacinquenni non autosufficienti, fondi destinati ad implementare ed aumentare la presa in carico a domicilio. Ma, attraverso l'introduzione dei voucher, stanno sostituendo i servizi esistenti con dei palliativi e stanno demolendo i diritti e le tutele dei lavoratori. Il 15 ottobre, scadono le lettere di licenziamento mandate dalle cooperative che a tutt'oggi non hanno ricevuto la proroga necessaria allo svolgimento della nuova gara . Ma approfittando dello stato di crisi, il comune sta inviando nuovi operatori dalle cooperative accreditatesi per i PAC facendo cosi dumping sociale.

 

I lavoratori dell'Adsa chiedono di invertire questa tendenza per assicurare condizioni di lavoro e di stipendio già ottenute da lotte anteriori. Siamo pronti a lottare per non perderle anche migliorarle.

 

Vogliamo che siano unificati i dieci ambiti in un unico ambito
Vogliamo che l'amministrazione comunale revochi il ricorso ai voucher ed investa i fondi Pac sui servizi esistenti migliorandone la qualità
Vogliamo l'immediato sblocco dei trasferimenti arretrati dal fondo nazionale per la non autosufficienza
Vogliamo l'integrazione socio sanitaria
Vogliamo l'internalizzazione dei servizi socio sanitari

I lavoratori atavici dell'assistenza domiciliare integrata

 

Per la stabilizzazione delle politiche ed i servizi sociali, per un welfare municipale equo e rispettoso dei diritti delle persone e dei lavoratori.

 

 

 

I lavoratori dei servizi socio assistenziali manifestano la propria preoccupazione per il perdurare della situazione di precarietà delle politiche sociali nella città di Napoli. Il welfare dovrebbe essere scelta strategica di ripresa economica e sociale con investimenti capaci di garantire diritti e per altro di alimentare la crescita. Invece pare che gli indirizzi dei governi e delle istituzioni locali siano sempre più protesi alla dismissione di servizi fondamentali, come avvenuto per la Napoli Sociale Spa e la sua messa in liquidazione dopo anni di decisioni rinviate, mentre si lascia fuori il resto del comparto gestito in appalto, tuttora privo di una prospettiva.

 

 

 

Destano ulteriore preoccupazione l'erogazione attraverso i voucher dei servizi socio assistenziali finanziati dai Fondi Pac per gli anziani non autosufficienti, uno strumento che non garantisce efficacia ed efficienza dei servizi, fidelizzando il cittadino alle imprese, precarizzando e deregolamentando il lavoro di cura.

 

 

 

A noi pare che ancora una volta si discuta di welfare come materia residuale con soluzioni palliative prive di un disegno organico, pur di accontentare i cittadini rispetto a servizi che vanno annoverati tra quelli essenziali.

 

 

 

Siamo stanchi dei continui rinvii e delle decisioni mai assunte, crediamo sia il tempo di dare al welfare locale soluzioni stabili e definitive, che partano dal fabbisogno reale e dal patrimonio di competenze accumulate negli anni da esperienze consolidate come l'assistenza scolastica e domiciliare ai non autosufficienti, le case famiglia, educative territoriali.....servizi che andrebbero tutelati e portati sotto un'unica regia pubblica.

 

 

 

CONSIDERATO che l'art.3 della Costituzione Italiana sancisce che tutti i cittadini sono uguali dinanzi alla legge ed allo Stato. La nostra Costituzione non si arresta al riconoscimento dell'eguaglianza formale: essa va oltre assegnando allo Stato il compito di creare azioni positive per rimuovere quelle barriere di ordine naturale, sociale ed economico che non consentirebbero a ciascuno di noi di realizzare pienamente la propria personalità. Questo passaggio concettuale è pregnante, poiché consente di affermare che le differenze di fatto o le posizioni storicamente di svantaggio possono essere rimosse, che altrimenti sarebbero discriminatorie. In Italia le azioni positive sono state utilizzate soprattutto per discriminare gli anziani ed i portatori di disabilità. Attraverso l'uguaglianza sostanziale, lo Stato e le sue articolazioni si assumono l'impegno di rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l'uguaglianza dei cittadini: questo non significa che il compito dello Stato sia quello di tendere verso un malinteso egualitarismo, inteso come uguaglianza dei punti d'arrivo, dove l'individuo finirebbe per essere annichilito, schiacciato dal peso di una società di eguali. Il compito dello Stato è invece quello di agire concretamente per metter tutti nelle stesse condizioni di partenza, dotando ognuno di pari opportunità per sviluppare e realizzare pienamente e liberamente la propria personalità all'appartenenza ad una minoranza, all'handicap, all'età. L'uguaglianza è un obiettivo tendenziale che deve essere difeso e tutelato soprattutto quando, come oggi, esso risulta al centro di un attacco incrociato, sia nella sua accezione formale che sostanziale;

 

 

 

RILEVATO che la legge 104 stabilisce la garanzia dei diritti di inclusione, pari opportunità, vita autonoma e indipendente delle persone in condizioni di disagio e con difficoltà di inserimento nella vita sociale attiva, in particolare di coloro che vivono situazioni di limitata autonomia e di incapacità a provvedere autonomamente alle proprie esigenze, si traduce, prima di tutto, nell'attivazione di un complesso sistema di interventi e servizi in grado di offrire adeguate opportunità e sostegni per l'effettiva inclusione sociale di tutti i cittadini a partire da coloro che rappresentano le fasce deboli della popolazione;

 

DENUNCIANO lo stato di precarietà del welfare cittadino, in particolare i disagi provocati dal passaggio dagli appalti all'affidamento diretto in convenzione agli enti accreditati avvenuto con l'approvazione del Regolamento Regionale n.4/2014, fattore che ha determinato l'interruzione dei suddetti servizi a causa della mancata programmazione da parte dell'Amministrazione Comunale, nonostante nel frattempo si siano accorciati i tempi di pagamento delle fatture che in passato aveva prodotto ripetuti licenziamenti collettivi da parte degli enti gestori, ora che il piano di rientro economico inizia a dare i suoi frutti, non si è riuscito dare stabilità ai servizi ed ai lavoratori atavici. Eravamo in questi anni riusciti ad emergere dalla precarietà ed applicare a tutti i lavoratori il contratto nazionale di lavoro delle cooperative sociali, un duro lavoro per il riconoscimento della professionalità acquisite e la riqualificazione degli operatori, con l'introduzione del Contratto a tutele crescenti attraverso le ultime riassunzioni , in un quadro determinato dal ricorso alle gare al massimo ribasso, ci ha riportato indietro alle lotte contro la precarietà da cui eravamo emersi mettendo in discussione i diritti acquisiti, un lavoro quello di cura alla persona minacciato di ulteriore precarizzazione attraverso l'introduzione dei voucher finanziati dai fondi Pac 2013/2016 e la conseguente parcellizzazione del lavoro dipendente.

 

 

 

CHIEDIAMO che il Comune di Napoli avvii un percorso di stabilizzazione attraverso l'internalizzazione, accorpamento e riorganizzazione dei servizi alla persona su modello di quanto già avviene in buona parte delle regioni del centro nord attraverso le Aziende Speciali di Servizi alla Persona, che in virtù del carattere pubblico e della peculiarità dei servizi svolti sono esentati dal pagamento dell'Iva. Ciò oltre ad elevare l'efficienza economica ne assicurerebbe l'efficacia, garantendo tramite un processo virtuoso di coinvolgimento della cittadinanza attiva e degli organi democratici di prossimità, una maggiore trasparenza e partecipazione nella governance dei processi e dei meccanismi di accesso ai servizi. Dai risparmi ottenuti dall'abbattimento degli oneri fiscali e dalle economie di scala si ricaverebbero le risorse per implementare questi servizi e facilitarne l'accesso agli aventi diritto.